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Ragusa - via F. Rossitto 6/b
La grotta delle Trabacche è uno dei complessi cimiteriali ipogeici
della Sicilia noti fin dal XVIII secolo.
Jean Houel nel suo Voyage in Sicilia, 1776 – 1779, ha lasciato
pittoresche raffigurazioni e precisi rilievi del monumento. Ecco un
estratto delle didascalie compilate dall’artista a corredo delle
immagini: "Lo strato di roccia orizzontale che si estende in quasi
tutta la provincia è suscettibile ad essere tagliato, sia
all'interno che all'esterno. Ecco perché si sono conservati così a
lungo i diversi monumenti che i differenti popoli vi hanno scavato,
secondo le circostanze in cui si trovavano. La grotta rappresentata
in questa stampa contiene due superbe tombe lunghe undici piedi e
larghe otto: non dubito che siano quelli degli antichi sovrani di
questa contrada e che siano seppelliti attorno a loro i corpi delle
persone più distinte per rango e qualità”.
Anche Filippo Pennavaria agli inizi del XX secolo si interessò alla
grotta e così scriveva: "a metà della dolce costiera guardante a
sud-est, quasi a fior di terra, nel podere dei fratelli Schembari,
appellato Bùttino, fra roveti e cardi, niepitelle e capperi, offresi
l'accesso alla singolarissima necropoli della grotta delle
Trabacche".
Recentemente l’Ipogeo è stato uno degli scenari dell’episodio “Il
cane di Terracotta” della serie Il Commissario Montalbano, fiction
tratta dai racconti di Andrea Camilleri.
Il termine Trabacca (in siciliano letto ornato da cortine) venne
dato alla grotta per la somiglianza dei colonnati dei due sarcofagi
principali con le cortine di letti monumentali.
Il complesso cimiteriale della Trabacche è formato da un doppio camerone ipogeico con le pareti laterali occupate da numerosi arcosoli per lo più polisomi. Al centro dei due ambienti sono ricavate due monumentali tombe monosome, a sarcofago, sormontate da teguria con sette e nove pilastrini. Precede la catacomba un ingresso rettangolare.
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Il restauro della Catacomba delle Trabacche
Di seguito un estratto dell’articolo di
Saverio Scerra, archeologo della
soprintendenza di Ragusa, pubblicato sul numero 3 Anno VIII della
rivista Ragusa Sottosopra.
La grotta delle Trabacche è stata di recente restituita a nuova vita
con un restauro finanziato coi fondi dell’Unione Europea e
un'intensa nata e sviluppatasi nell'ambito del programma europeo
Cultexchange. Vi hanno collaborato: il comune maltese di
Mosta, quello di Ragusa,
la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Ragusa,
l'Heritage Malta e la SVI.MED
(Centro Europeo per lo sviluppo sostenibile).
Sono stati restaurati due importanti complessi archeologici di età
tardo-antica: quello delle Trabacche ed il
complesso ipogeico di Ta' Bistra a Malta
nel comprensorio del Comune di Mosta.
Si è voluto dare con l’operazione un segno del comune interesse per un ulteriore rafforzamento degli scambi culturali, turistici e scientifici tra le due opposte sponde del canale di Malta.
Il recupero della catacomba ragusana è stato curato dalla
Soprintendenza BB.CC.AA. di Ragusa. Il Soprintendente, l'arch.
Vera Greco ed il Servizio per i Beni
Archeologici sotto la direzione del dott. Giovanni Di
Stefano, coadiuvato dallo scrivente e dalla dott.ssa
Annamaria Sammito, hanno seguito passo
passo l'intervento di restauro seguendo le linee guida del progetto
compilato dall'arch. Concetta Iacono e dal restauratore Bruno
Arezzo.
Preliminarmente il dott. C. Vasi dell'Istituto Processi
Chimico-Fisici (I.P.C.F.) del C.N.R. di Messina è stato incaricato
di effettuare un rilievo del recesso con la tecnica del cosiddetto
Laser Scanner allo scopo di poter avere una ricostruzione
tridimensionale dell'ingrottamento. Con una strumentazione
totalmente automatizzata, ideata dallo stesso istituto, si è
eseguita una serie di rilievi fotografici dell'interno del monumento
che ne hanno permesso una ricostruzione a 360°.
Per coprire i dettagli delle varie zone della grotta sono state
eseguite dodici scansioni laser da vari punti di vista che
successivamente sono state unite in un unico modello. La precisione
del rilievo è stata stimata in 2 cm su tutta l'area, ad eccezione
delle due gallerie in fondo a destra dove, a causa della
conformazione delle stesse, si sono potuti utilizzare solo tre
target e la precisione è scesa a 7 cm circa.
Nel corso della seconda fase, si è partiti da un'attenta analisi
dello stato di deterioramento dell’ipogeo causato dagli apparati
radicali e dall'abbondanza di bicarbonato di calcio, nitrati,
fosfati e microflora.
Un ulteriore fattore di deterioramento proveniva dalle essudazioni
di bitume (campioni del quale sono stati analizzati allo
spettroscopio dall’I. P. C. F.) che interessavano le pareti interne
dell'ipogeo esposte a Sud fino ad un'altezza di 1,45 m. dal piano di
calpestio. A tutto si aggiungevano le precarie condizioni di
staticità del banco roccioso che in alcuni punti presentava lesioni
con pericoli di distacco.
I lavori di restauro si sono svolti a cominciare dalla parte
soprastante e proseguendo con l'ingresso, il vano di accesso e
infine l'interno.
Nella parte soprastante è stato rimosso l'humus dove allignavano gli
apparati radicali che si insinuavano nella roccia fino a raggiungere
l'interno del monumento e si è scoperta un'ampia superficie
rocciosa. Questa operazione ha consentito interessanti scoperte:
nella porzione più a Nord sono state rinvenute due piccole fosse
terragne; al centro dell'area, invece, è stata intercettata
l'imboccatura esterna di un supposto camino che, in antico, con
molta probabilità, doveva aerare l'interno del sepolcreto e che, in
un non ben determinato momento del suo utilizzo, era stato occluso
con del pietrame. La rimozione di questa occlusione ha ripristinato
l'originario sistema di ventilazione con ovvie e, si spera, positive
conseguenze future sul microclima interno.
Accanto all'imboccatura del camino d'aerazione è stata rinvenuta
un’altra cavità circolare, dello stesso diametro della precedente,
ma poco profonda, dovuta, forse, ad un tentativo fallito di
perforare il banco roccioso.
Una volta rilevate le emergenze archeologiche, si è trattata tutta
la superficie con dell'antivegetativo al benzalconio all'8% e si
sono chiuse tutte le fessurazioni della roccia con una malta di
sabbia, calce, cemento e argilla espansa. La malta è servita altresì
a livellare le depressioni del piano roccioso per facilitare il
deflusso delle acque piovane. La roccia denudata, infine, è stata
interamente rivestita con del materiale isolante in gomma di
poliuretano e quindi ricoperta con la terra vegetale inizialmente
asportata e preventivamente accumulata per il ripristino finale.
Dopo aver estirpato le piante infestanti ed aver eseguito
un'accurata scerbatura, le parti a rischio di crollo dell’ingresso
sono state, prima scucite, quindi "ricucite" con degli ancoraggi in
calcestruzzo sottosquadro. Si è infine proceduto alla chiusura delle
fessurazioni con malta di una cromia leggermente sottotono rispetto
a quella del banco roccioso. Questo espediente ha, tra l'altro,
consentito di nascondere gli ancoraggi in calcestruzzo.
All'interno del recesso si è intervenuti sulle pareti, sul pavimento
e sul soffitto per una superficie totale di 932,90 mq circa.
Il soffitto è stato ripulito con spazzole munite di setole vegetali
di media durezza per evitare rigature per eccesso di pressione. Allo
stesso modo si è operato per la parte alta delle pareti non
interessate dalla presenza di essudati bituminosi. La parte bassa,
sulla quale oltre agli essudati bituminosi erano presenti alghe,
muschi e licheni, è stata sottoposta ad un lavaggio con
idropulitrice a getto d'acqua e detergente neutro non schiumogeno.
La patina bituminosa è stata rimossa con diluenti.
Il pavimento, infine, è stato liberato dai detriti terrosi. In
particolare è stata ripulita la canaletta incassata che corre tra
l'ingresso e lo spazio tra i due baldacchini.
Tutto l'interno, a conclusione dei lavori, è stato lavato con acqua
deionizzata, per sciogliere i sali residui e trattato con
dell'antivegetativo al benzalconio all'8% prima e al 6% poi per
evitare il risorgere della microflora.
L'intervento di restauro e consolidamento della catacomba è costato,
nel complesso, poco più di ventimila euro e ha riscontrato e
riscontra i favori dei visitatori che sempre più numerosi chiedono
di poter ammirare questo straordinario monumento dell'altopiano
ibleo.
Ecco alcune immagini della grotta delle Trabacche e dell'ambiente
circostante.

Immagine della grotta delle Trabacche realizzata da Jean Houel alla fine del XVIII secolo

Planimetria della grotta di Jean Houel

La protezione del foro di areazione dell'ipogeo

La roccia della parte sommitale rivestita da uno strato di poliuretano; è stato già ripristinato il manto erboso.

A lato dell'ingresso alcune piccole fosse terragne e in alto piccoli arcosoli.