Cava Volpe
A nord dell’abitato di Ragusa alcune valli fluviali tagliano
l'altipiano con andamento Ovest/Est e dopo pochi chilometri si
congiungono con il corso dell’Irminio. Sono tutte interessanti e
fanno parte dei caratteri originali del paesaggio ibleo. Localmente
sono dette cave e presentano dislivelli piuttosto ripidi con stretti
terrazzamenti e ampie superfici scoscese di roccia apparentemente
nuda, ma in realtà rivestita da un’interessantissima flora lichenica.
Alcuni interventi della Forestale, per ovviare all’aspetto brullo e
disadorno che le connotava, alla fine degli anni ’60 del secolo
scorso, le ha rivestite di boschi di conifere, soppiantando in parte
le specie locali, e così adesso, i pochi esemplari di bagolari,
carrubi e olivastri lottano per sopravvivere all’aggressività dei
pini dei cipressi e delle robinie. Anche il sottobosco originario ha
dovuto fare i conti con l’acidificazione del terreno generata dal
rimboschimento a
conifere e solo alcune specie, insieme ai coriacei e onnipresenti
fichi, sono riuscite ad adattarsi, prosperando e ritagliandosi ampi
spazi vitali. Durante il percorso si avverte continuamente l'odore
che questa flora originaria emette al passaggio degli escursionisti
e questa sollecitazione olfattiva, un misto di ruta, mentastro,
origano e timo, aggiunge nuova motivazione e piacere alla visita.
Cava Volpe, fra tutte queste valli, è una delle più
spettacolari e questo grazie alla relativa inaccessibilità e alla
conformazione degli incavi. Per visitarla basta percorrere la provinciale per
Chiaramonte Gulfi e poco oltre il chilometro sette, subito dopo
la discarica comunale, imboccare, sulla destra, la stradella che
scende velocemente verso le contrade
Femmina morta,
Serra Galluzzo e
San Filippo. Percorsi trecento
metri circa di questa stradella, bisogna lasciare l’auto e
avviarsi a piedi verso il bordo iniziale della cava.
Scendendo lungo i fianchi ripidi e tormentati è possibile
incontrare, specialmente se si è in pochi e silenziosi, alcuni di
quegli animali che vivono in perfetta simbiosi con le associazioni
vegetali, fra sepolture tardo antiche e resti mimetizzati di
abitazioni rupestri.
Inerpicandosi, si possono visitare gli ambienti di questi rifugi,
ricavati spesso in luoghi naturalmente fortificati e usati, in vario
modo, fino alla metà del secolo scorso.
A testimonianza dell’uso plurisecolare della cava, restano numerose
tracce di sentieri che ne facilitavano la percorribilità.
Sono stati ricavati, lungo i fianchi scoscesi, con percorsi a
tornanti, scavi, muri di protezione e contenimento, terrapieni,
scale e perfino ponticelli.
Con attrezzature adeguate, si possono visitare due grotte
naturali: la
Grotta della volpe o dell’acqua che si trova
all’inizio del ramo che sta subito sotto
Casa Donna Fiurella
(
14.43.28 est - 36.59.26 nord) e la
Grotta delle lame
(
14.43.59
est - 36.59.01 nord), sul fondo di un anfratto, nei
pressi delle
Case Cardello.
Da non perdere, a mezza costa, una singolare catacomba tardo antica
di forma ellissoidale, con baldacchino bisomo, sei arcosolii lungo la
parete perimetrale, diverse fosse terragne e un ingresso preceduto da un dromos
orientato perfettamente a Est. Interessante la scritta in greco,
corredata da disegno, graffita sulla colonnina anteriore destra del
baldacchino
Ecco un
album di immagini riprese a Cava Volpe.

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topografica della parte iniziale di Cava Volpe

armadietto a muro (
izzana) e mensole per sostenere un ripiano
(
tuccena), all'interno di un'abitazione rupestre